Tra gli attacchi informatici a cui un sistema non adeguatamente protetto rischia di essere esposto, quelli di tipo DDoS (Distributed Denial of Service) sono in assoluto i più comuni.

Ma cos’è un Attacco DDoS e com’è possibile difendersi da certe aggressioni?

Questa la domanda a cui cercherò di rispondere oggi, nella speranza che il tema della sicurezza informatica diventi, un giorno non molto lontano, davvero accessibile a tutti.

Gli attacchi DDoS e l’effetto “collo di bottiglia”

Premesso che non è mia intenzione riempirvi la testa con complicati tecnicismi, potremmo innanzitutto dire che un attacco di tipo DDoS ha lo scopo di rendere un server, un servizio telematico o un intero Data Center – sì, proprio tutta la struttura! – totalmente inservibile.

Tale drammatico risultato può essere raggiunto principalmente in due modi:

  • Sovraccaricando di richieste di accesso il sistema vittima dell’attacco
  • Saturando la banda Internet a cui il sistema è collegato, così da renderlo inutilizzabile

Volendo rappresentare il tipico attacco DDoS attraverso un’immagine, è come se 100 persone tentassero di passare tutte insieme attraverso una porta larga appena 90 cm. Cosa che, come ovvio, le porterebbe a rimanere incastrate e impedire l’accesso ad altri.

Cosa succede quando si verifica un attacco DDoS

Organizzare un attacco DDoS non è affatto semplice e richiede un folto numero di “collaboratori”, i quali sono spesso ignari del loro ruolo e quindi vittime a loro volta.

Solitamente, la prima fase di un attacco DDoS consiste nell’infettare migliaia e migliaia di computer con particolari virus informatici (i cosiddetti “malware”), i quali prendono silenziosamente possesso della singola macchina e delle relative risorse.

Quando, poi, arriva il momento di lanciare l’attacco, il “simpatico” pirata informatico di turno chiama all’adunata tutti i sistemi a cui ha avuto accesso, dandogli poi l’ordine di collegarsi simultaneamente all’infrastruttura che desidera mandare offline.

Una volta scatenato l’inferno, al povero apparato vittima dell’attacco non rimane altro che incassare questa valanga di “proiettili digitali” e procedere con la resa.

Come difendersi da un attacco DDoS

Se si sta subendo un attacco DDoS ben architettato, purtroppo c’è ben poco che si possa fare. È necessario, quindi, lavorare in termini di prevenzione, dotandosi di soluzioni firewall o rivolgendosi al proprio ISP affinché fornisca e attivi i necessari sistemi di protezione.

Si stima che nel 2020, in Italia, i cyberattacchi siano aumentati del 246%  (fonte: Dataroom del 14 febbraio 2021) e che i più comuni siano i cosiddetti “attacchi ransomware”, i quali rendono inaccessibili dati e sistemi allo scopo di chiedere un riscatto in criptovaluta.

Ebbene, pare che un’azienda su quattro paghi la cifra richiesta per evitare di subire danni alla propria immagine. E non parliamo certo di poche decine o centinaia di euro…

Molto meglio, quindi, organizzarsi per tempo e prendere le dovute precauzioni.

Massimiliano De Gabriele