In questi ultimi mesi, causa la pandemia da Coronavirus, quello della Business Continuity è stato uno degli argomenti più dibattuti. La necessità di garantire la continuità lavorativa ha infatti costretto aziende e imprenditori a riorganizzarsi in brevissimo tempo, pena il rischio di dover sospendere o addirittura interrompere le proprie attività.

Ora che la situazione si sta via via normalizzando, è bene che chi fa impresa si renda conto che l’approccio al concetto di Business Continuity deve avvenire prima che si verifichi un’emergenza e che per farlo è necessario adottare specifici strumenti e procedure.

Fatta questa doverosa premessa, procediamo col vedere come si confeziona un Business Continuity Plan, ovvero quel particolare documento in cui andrebbero raccolti e definiti tutti i pericoli e gli eventi disastrosi che potrebbero mettere in grave difficoltà l’azienda.

Cosa includere nel Business Continuty Plan

È bene chiarire sin da subito che la Business Continuity non riguarda solo il piano informatico, ma interessa tutti gli aspetti della vita di un’azienda. Avere un buon Business Continuty Plan significa, di fatto, saper far fronte non solo alle calamità naturali, ma anche agli incidenti di percorso, agli attacchi mediatici, alle beghe legali, agli sgambetti della concorrenza e, ultimi ma non ultimi, agli inevitabili e quanto mai ricorrenti errori umani.

Insomma, con Business Continuity si intende la capacità di progettare un piano di difesa che permetta all’azienda di lavorare in qualsiasi condizione, anche la più critica e avversa.

Business Continuity e Disaster Recovery

Dal punto di vista informatico, un Business Continuity Plan che si rispetti prevede quantomeno l’adozione di un sistema di Backup & Disaster Recovery: questo, infatti, permetterebbe di recuperare i dati persi a causa di eventi nefasti, come la rottura di un apparato o i danni provocati da un malintenzionato penetrato nei nostri sistemi.

Se, poi, il suddetto sistema fosse basato sull’utilizzo di servizi di Cloud Computing ospitati su Data Center di tipo Tier 4, allora potremmo dormire sonni ancor più tranquilli! Molti di questi Data Center, infatti, duplicano i dati in loro possesso in seconde o terze strutture geograficamente molto distanti, così da scongiurare il rischio che una grave calamità naturale (un terremoto, un ciclone, etc.) possa compromettere “il prezioso carico”.

Business Continuity e connettività aziendale

Un altro aspetto che un valido Business Continuity Plan dovrebbe considerare è quello della connettività aziendale. Quante aziende, infatti, trovatesi improvvisamente costrette a far lavorare i propri dipendenti da casa, hanno visto crollare le loro connessioni Internet?

Al fine di evitare che i malfunzionamenti di cui soffre il proprio collegamento pregiudichino la Business Continuity dell’azienda, è importante dotarsi di una solida linea di backup, la quale ha lo scopo di fungere da “paracadute” ogni volta che si verifica un guasto.

Da dove partire per fare un Business Continuity Plan

Pur non esistendo una ricetta valida per tutti, il primo passo nella realizzazione di un buon Business Continuity Plan consiste nel chiedersi per quanto tempo l’azienda può permettersi di rimanere ferma. Una settimana? Un giorno? Un’ora? Un minuto?

Una volta risposto a questo, il resto è pura analisi delle opzioni, investimento e azione.

Massimiliano De Gabriele